L’esperto: aspetti fiscali della vendita online

Avviare con successo il proprio negozio online significa dedicarsi con attenzione a diversi aspetti della vendita, tutti egualmente importanti: dalla creazione del prodotto al contatto con gli utenti, dalle spedizioni alle questioni più tecniche, anche di natura fiscale. Per rispondere ad alcuni dei quesiti più frequenti in quest’ultimo ambito, ci siamo rivolti alla dottoressa Federica Silvestri, esperta nel settore della fiscalità soprattutto delle imprese.

Cosa è il regime dei minimi e a chi si rivolge?

Il decreto legge n. 98/2011 ha introdotto, tramite l’art. 27, il nuovo “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” che ha sostituito il vecchio regime dei minimi, introdotto dalla Finanziaria 2008.

Il nuovo regime, applicabile alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa o di lavoro autonomo (rimangono escluse pertanto le società, gli enti e le associazioni professionali), prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva ai fini IRPEF pari al 5% (senza la necessità di applicare la ritenuta d’acconto), l’esenzione da IRAP, l’esclusione da obblighi IVA e la semplificazione, nonché la minimizzazione degli adempimenti fiscali (quali ad esempio la tenuta delle scritture contabili non obbligatoria).

Tale regime (detto anche dei “superminimi”) può essere applicato solo dalle persone fisiche che nel triennio precedente quello di inizio della nuova attività non hanno svolto attività di lavoro autonomo o di impresa in generale, anche se in qualità di socio di società di persone, o di collaboratore di impresa familiare.

Inoltre, per poter accedere al regime e per potersi applicare lo stesso anche negli anni successivi (mai comunque oltre le cinque annualità, con possibile prolungamento per i giovani, fino al 35° anno di età) è necessario che la persona fisica non consegua compensi in misura superiore a 30.000 euro, non effettui cessioni all’esportazione, non sostenga spese per prestazioni di lavoro e, nel corso di tre anni, non acquisti beni strumentali per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro.

Ai fini previdenziali la base imponibile per il calcolo dei contributi, fermo restando il minimale contributivo, è determinata dalla differenza tra il reddito del periodo di imposta considerato e le perdite degli esercizi precedenti.

Ho sentito di poter guadagnare fino a 5.000 euro con le mie creazioni: come posso/devo tracciare questa cifra?

Sembra che la domanda faccia riferimento alla disciplina delle prestazioni occasionali. Questa particolare categoria di collaborazioni, introdotte dalla Riforma Biagi del 2003, prevede, ai fini fiscali la catalogazione nei redditi diversi, di cui all’art. 67 co. 1 lett I) DPR 917/86 (Tuir).

Tali compensi dovranno essere assoggettati, all’atto del pagamento, ad una ritenuta del 20% a titolo di acconto (art. 25 co. 1 del DPR 600/73) dell’IRPEF dovuto dai percipienti.

Inoltre, ai sensi dell’art. 5 DPR 26/10/1972 n. 633 non sono prestazioni soggette ad IVA.

Tali prestazioni, tuttavia non possono avere una durata, in termini temporali, superiori a 30 giorni, e non possono eccedere i 5.000 euro di compensi per ciascun committente.

Ai fini previdenziali, invece, l’art. 44, c. 2 del D.L. 269/03, convertito in L. 326/03, ha disposto l’iscrizione alla Gestione Separata, dei lavoratori autonomi occasionali, ma solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro nell’anno solare, considerando la somma dei compensi corrisposti da tutti i committenti occasionali. Nella sostanza, quindi, i primi 5.000 euro annui costituiscono una soglia di esenzione dall’obbligo contributivo.

Quali ricevute devo presentare/spedire con l’ordine ai miei clienti online? Quanti tipi di ricevuta esistono?

L’unico documento valido ai fini fiscali è la fattura, che può essere emessa anche sotto forma di nota, conto, parcella o simili.

Ovviamente, per motivi di ordine pratico, sono esonerati dall’obbligo dell’emissione delle fatture alcune categorie di contribuenti che intrattengono rapporti generalmente con i privati, i quali non hanno possibilità di detrarre l’IVA, e quindi non avvertono la necessità del documento specifico di addebito dell’imposta. In queste situazioni, è necessaria, comunque, la certificazione dei corrispettivi tramite la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale.

Se ho una partita IVA per un altro settore, come concilio fiscalmente questa attività/la vendita online?

E’ opportuno precisare che in ogni caso, ciascun soggetto, pur se separa le attività esercitate, deve possedere un unico numero di partita IVA che lo identifica e che deve utilizzare per tutte le attività e per tutti gli specifici adempimenti previsti dalla normativa.

In particolare, ai fini IVA, i soggetti che esercitano più attività, dovranno applicare l’imposta “unitariamente e cumulativamente per tutte le attività con riferimento al volume di affari complessivo” (cfr. art. 36 Dpr n. 633/72). In linea di principio, è possibile separare l’applicazione dell’imposta e quindi tenere una contabilità separata, purché si sia in presenza di attività effettivamente distinte ed obiettivamente autonome (cfr. Agenzia delle Entrate ris. 184/E del 2008).

Sarà necessario quindi aggiungere il codice attività corrispondente al commercio on line (nello specifico il codice ATECO 47.91.1 “Commercio al dettaglio per corrispondenza o attraverso internet”).

L’art. 35 Dpr n. 633/72 infatti, prevede la comunicazione entro 30 giorni di qualsiasi variazione relativa alla partita IVA del contribuente. La norma prevede l’utilizzo di specifici modelli (AA7/8 e AA9/8) per effettuare tali tipi di comunicazioni, e richiede, con specifico riferimento al commercio elettronico, l’indicazione del sito web ed i dati identificativi dell’internet service provider (cfr. art. 35 co.1 lett. e) Dpr n. 633/72).

*Federica Silvestri vanta un’esperienza trentennale nel settore della fiscalità, soprattutto delle imprese. Iscritta all’albo dei Dottori Commercialisti di Roma, è Revisore dei Conti e ha costituito lo Studio Legale e Tributario Silvestri & associati con sede a Roma e Milano. Oltre a ricoprire il ruolo di Sindaco e di Revisore dei Conti presso enti pubblici e società di capitali di notevoli dimensioni, ha svolto incarichi di docenza anche  presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze e attualmente interviene come relatrice a convegni in materia tributaria. 

Articolo da Teresa

scritto su 19.08.2014 alle ore 11:30.

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