L’esperto: aspetti legali della vendita di prodotti artigianali

Partecipazione ai mercatini, diritto di recesso, prezzo di vendita dei prodotti e differenza tra professionista e hobbista: queste sono alcune delle questioni che i venditori si trovano ad affrontare nella gestione della propria attività, anche online. A fare chiarezza e risolvere alcuni dei dubbi più importanti, Guido Scorza, avvocato e blogger che abbiamo coinvolto per darci il suo parere.

Che differenza c’è tra un “hobbista” ed un venditore professionista?

In Italia non esiste una disciplina nazionale sul fenomeno della cosiddetta hobbistica, che risulta invece regolamentato a livello regionale.

Una sintesi delle diverse disposizioni regionali applicabili consente di definire l’hobbista come l’operatore non professionale che vende, baratta, propone o espone, in modo sporadico ed occasionale, merce di modico valore, comprese anche le opere della propria creatività e del proprio ingegno. In alcune regioni, il prezzo unitario di vendita dei beni non deve superare l’importo di € 250 e in ogni caso i ricavi derivanti da tale attività devono rimanere al di sotto della soglia di 5.000 euro all’anno.

Distinto dall’hobbista è invece il venditore professionista da intendersi come il soggetto che svolge un’attività di vendita continuativa ed organizzata a prescindere dalla natura dei beni commercializzati: generalmente al superamento della soglia di fatturato di 5.000 euro all’anno, il venditore è considerato come venditore professionista; quest’ultimo, a differenza dell’hobbista, è soggetto all’obbligo di apertura della partita IVA, di iscrizione alla Camera di commercio e all’INPS (Gestione commercianti), nonché di tenuta delle scritture contabili (quest’ultimo obbligo peraltro ha un contenuto differente a seconda del regime fiscale al quale si è assoggettati – su questo punto cfr. anche la risposta seguente).

Esiste una differenza con la vendita ai mercatini?

Nella vendita ai mercatini, il venditore deve presentare presso il Comune dove si svolge l’attività una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, in cui si dichiara di esercitare l’attività di esposizione e vendita di proprie opere d’arte, nonché quelle dell’ingegno a carattere creativo senza necessità di autorizzazione amministrativa (art. 4 comma 2 lett. H d.lgs. 114/98).

Laddove la normativa regionale lo richieda, è necessario il possesso del tesserino degli hobbisti ed eventuale ulteriore documentazione richiesta dal Comune.

E’ inoltre da tener presente che in alcune regioni è previsto un limite di partecipazione (ad esempio, non più di dieci mercatini l’anno), ed anche il pagamento delle imposte relative all’occupazione di suolo pubblico.

Che cosa è cambiato in Europa a proposito dei resi?

Dal 14 giugno 2014 sono entrate in vigore le nuove norme a tutela dei diritti dei consumatori (cfr. D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, in attuazione della Direttiva comunitaria 2011/83/UE). Tra le novità più rilevanti vanno menzionati il diritto di recesso esercitabile dal consumatore nel caso di contratti conclusi online entro 14 giorni (prima era di 10 giorni) dalla consegna del bene e il relativo obbligo di informazione precontrattuale gravante sul professionista che è tenuto a informare il consumatore sul diritto di recesso ad esso spettante nonché sulle relative modalità di esercizio (cfr. art. 49 del Codice del consumo).

Nel caso di omessa comunicazione sull’esistenza del diritto di recesso, il termine per il suo esercizio termina dodici mesi dopo la fine del periodo di recesso iniziale (come si è detto, 14 giorni dal momento in cui il consumatore entra in possesso dei beni).

Una volta ricevuta notizia del recesso, il professionista ha 14 giorni di tempo per rimborsare al consumatore il pagamento ricevuto, eventualmente comprensivo delle spese di consegna; il consumatore, a sua volta, è tenuto a restituire i beni entro 14 giorni dalla data in cui ha comunicato al professionista di recedere dal contratto.

Il diritto di recesso disciplinato dal Codice del consumo risulta peraltro applicabile nel solo caso di vendite online effettuate da venditori professionisti nei confronti dei consumatori; gli hobbisti, invece, non sono qualificabili come “professionisti” ai sensi del Codice del consumo in quanto svolgono la loro attività in modo occasionale e senza un’organizzazione stabile (cfr. art. 3 del Codice del consumo).

Che prezzo devo dare alle mie creazioni? Devo includere anche l’IVA?

Per gli hobbisti alcune disposizioni regionali impongono un prezzo unitario non superiore a € 250,00. Non essendo soggetti IVA, poi, gli hobbisti non sono nemmeno tenuti ad includere tale imposta nel prezzo finale di vendita.

Discorso a parte vale invece per i venditori professionisti: tra i vantaggi del regime fiscale dei minimi, c’è infatti l’esenzione dall’IVA che pertanto non dovrà essere inclusa nel prezzo (per informazioni sul regime dei minimi, consultare la risposta fornita dalla dottoressa Silvestri nella sua intervista); in caso di regime fiscale ordinario, il prezzo finale dovrà invece essere comprensivo dell’IVA.

Se ho un contratto a tempo indeterminato, come concilio fiscalmente questa attività con la vendita online?

Si possono distinguere tre ipotesi:

  • Hobbista: se i redditi percepiti dall’attività di vendita sono occasionali, non superando la soglia di 5.000 euro l’anno, gli stessi andranno inquadrati nell’ambito della categoria dei cosiddetti “redditi diversi” e concorreranno insieme ai redditi da lavoro dipendente a determinare il reddito complessivo dell’hobbista. Peraltro i dipendenti pubblici, i professionisti e gli appartenenti a commissioni ed organi amministrativi non possono svolgere attività di prestazione occasionale.

  • Venditore professionale(regime agevolato dei minimi, ove applicabile): se i redditi percepiti dall’attività di vendita non sono occasionali, ma inferiori comunque a 30.000 euro di fatturato all’anno, il venditore/dipendente dovrà presentare in maniera separata la dichiarazione dei redditi da lavoro dipendente con mod. 730 e la dichiarazione dei redditi relativa all’attività di venditore con il modello UNICO: i redditi derivanti da quest’ultima attività saranno assoggettati all’aliquota del 5% in forza del regime fiscale agevolato.

  • Venditore agevolato (regime ordinario): se i redditi percepiti dall’attività di vendita non sono occasionali, e superano la soglia dei 30.000 euro all’anno (o comunque non è applicabile il regime dei minimi), in questo caso i redditi derivanti dall’attività di vendita e quelli da lavoro dipendente si sommano, ed il venditore/dipendente è tenuto alla presentazione del modello UNICO.

*Guido Scorza è avvocato, dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie. Esercita la professione legale presso lo Studio Scorza, Riccio & Partners del quale è socio fondatore e presso il quale si occupa, prevalentemente, di questioni connesse al diritto civile, industriale e della concorrenza, con particolare riferimento alle problematiche dell’Information society. Parallelamente all’attività legale, tiene lezioni e seminari in numerosi corsi di specializzazione, di laurea e master e collabora con numerosi periodici, quotidiani e riviste. Ha fondato e presiede l’Istituto per le politiche dell’innovazione ed è coordinatore della Open Media coalition. Maggiori informazioni su www.guidoscorza.it

Articolo da Teresa

scritto su 19.08.2014 alle ore 11:26.

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